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Il Bolentino Profondo

Il bolentino profondo

 A Cura di GlobalFishing Magazine

cattura

Il bolentino di profondità è una tecnica di pesca mirata ad insidiare pesci assolutamente particolari. Pesci rari proprio perché abitano batimetriche estremamente elevate: profondità abissali tipiche del mare aperto. Occhioni, cernie di profondità, naselli, pesci bandiera, s.pietro, gallinelle e i pesci castagna saranno i protagonisti del nostro carniere. Quando si è provata l’emozione della cattura di uno di questi pesci, è difficile non appassionarsi. L’esplorazione delle profondità e la sorpresa di catture incredibili, anche di considerevoli dimensioni può scatenare un’adrenalina che lascerà un segno indelebile. Mare aperto, senza confini e pesci insidiati nelle viscere del mare … emozioni indimenticabili !

azione di pesca

 

 

La tecnica è quella tipica del bolentino, con la sola differenza del fatto che le profondità che andremo a sondare saranno molto elevate, ben oltre i 100 metri, per arrivare anche ai 600 e più . Serviranno quindi attrezzature specifiche e di qualità che però rappresenteranno uno sforzo di acquisto che poi ci seguirà nelle nostre avventure per molti anni. Ma allo stesso tempo saranno elementi minimalistici dove poco conta la moda che cederà il passo a qualità e sostanza.

canna e mulinello

 

 

 

Il pezzo forte è il mulo elettrico , che dovremo scegliere tra le marche più conosciute per contare su una assistenza tecnica affidabile. Strumento capace di contenere 1000 e più metri di un ottimo multi fibra da almeno 80lb. E’ ovvio che servirà anche una canna . Ne esistono di specifiche, capaci di gestire le importanti zavorre che dovremo usare e di contrastare anche pesci, come le cernie di fondale che superano i 40 kg e che quasi mai si mostrano contente di venire con noi.  Saranno canne lunghe per manovrare al meglio, quando siamo alla fine del recupero, terminali anche abbastanza lunghi.

 

pesca2

 

 

I calamenti che useremo, del bolentino che più conosciamo ne avranno solo la fisionomia, saranno infatti decisamente molto più robusti , capaci di confrontarsi con pesi e denti, molto particolari.  Saranno i soliti 6 ami, ma del tipo circle , auto ferranti, di cui uno , più grande, sistemato in testa al terminale ( vicino ad una speciale lampada ) ed innescato in modo molto voluminoso, destinato alle cernie.

attirante profondità

 

 

 

 

Infatti questi grandi serranidi, usi a predare  i cefalopodi, sono molto sensibili alla bioluminescenza che questi animali emettono e sono attratti quindi oltre che dagli effluvi dell’innesco  anche dalla luce emessa dalla lampada.

grande preda

 

Agli altri pesci, come gli occhioni, sparidi di profondità, così chiamati per i loro grandi occhi, che sono le prede più comuni, ma anche molto gratificanti a tavola, saranno dedicati i braccioli armati con ami più piccoli, sempre circle. Per chi è alle prime armi è consigliabile acquistare  terminali già pronti sebbene cimentarsi nell’autocostruzione possa essere interessante e gratificante. Un terminale da alto fondale, però, prevede tecniche costruttive ed attrezzature che rappresentano un secondo step e  tratteremo dell’autocostruzione in un articolo dedicato

coppia

 

 

Le esche principe saranno le sarde, i tranci di cefalopode e i cappellotti, o occhi di canna, piccolissime seppie, senza osso,  molto graditi ai pesci di profondità. Le sarde comunque rimangono esche imbattibili, capaci di sedurre gli abitanti degli abissi. Ideale da innescare la parte finale del cupleide, quello della coda, molto sodo e quindi tenace all’amo. E’ bene che le esche, anche se congelate, siano ben conservate, perché inneschi troppo morbidi, non sarebbero in grado di rimanere all’amo per tutta la durata della discesa.  Meglio quindi assicurare il boccone all’amo con un paio di giri di filo elastico.

montature
 
innesco

 

Raggiunta la posta e armata l’attrezzatura, dovremo mettere in campo tutta la tecnologia di bordo e molta capacità di controllo dell’imbarcazione. Centrare una scaduta a trecento metri di profondità con la barca in corrente non è un gioco da ragazzi. Bisognerà calcolare alla perfezione lo scarroccio della barca, che sarà la sommatoria di vento e corrente e i tempi di arrivo dell’esca sul fondo. In condizioni ideali, quindi con poca corrente, il complesso pescante potrà metterci anche 15 minuti ad arrivare sul fondo, tempo durante il quale lo scarroccio potrà anche averci portato completamente fuori spot. Quindi una parte importante sarà quella dedicata a mettere a punto l’azione di pesca. Una volta che troveremo il punto buono, i pesci non tarderanno a farsi sentire ed i primi visitatori saranno gli occhioni. Usando i circle non dovremo ferrare ma limitarci a farli mangiare, aspettando più attacchi per ottenere catture multiple. In presenza di fondali particolarmente articolati sarà possibile incontrare le cernie di fondo, prede importanti che sarà necessario riconoscere e salpare senza dar loro modo  di arroccarsi.

pescato

 

L’azione di pesca andrà fatta adagiando il terminale sul fondo, lavorando il più possibile in orizzontale, perché soprattutto gli occhioni amano mangiare a terra. Le altre prede, i naselli , i pesci s. pietro o i pesci bandiera, generalmente attaccano le esche nelle fasi di discesa o risalita, a volte aggredendo prede già all’amo.    

 

pescato2

 

Un aspetto importante lo riveste la piombatura della lenza. Quindi dovremo disporre di zavorre in grado di soddisfare tutte le esigenze del caso. Imbarcheremo piombi dai 500 ai 1000 e più grammi, cercando di usare sempre il minimo indispensabile per stare sul fondo. Pescare leggeri è sempre consigliabile , anche nel bolentino di alto fondale.

Umberto Simonelli

 

Continua
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